| L'omeopatia
è solo un effetto placebo? |
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Questa è la critica preliminare che
viene comunemente rivolta all'omeopatia: i risultati clinici
ottenuti dall'omeopatia sono frutto solo di una suggestione
psicologica, detta effetto placebo.
Per discutere questo punto , intanto ci chiediamo: che cos'è
, in medicina, l'effetto placebo?
Dal Dizionario Medico Illustrato Dorland si legge:
effetto placebo: effetto specifico psicologico e
psicofisiologico prodotto da un placebo.
placebo: sostanza inattiva che viene somministrata
al paziente come se fosse un vero farmaco ed allo scopo
di soddisfarlo....Così si definiscono anche tutte
quelle procedure atte a svolgere un ruolo (secondo scopi
preordinati), ma prive di uno specifico valore intrinseco.
Da questa definizione, si deduce che, se sosteniamo che
il farmaco omeopatico è un placebo, gli unici effetti
del farmaco stesso sono di natura psicologica, cioè
dipendono in sostanza dal rapporto medico-paziente.
A tal proposito, bisogna notare che:
- poiché tutti i farmaci sono di
norma prescritti all'interno di un rapporto medico - paziente,
anche l'effetto di un farmaco allopatico* risente dell'effetto
placebo: per es. , se un persona ha mal di testa, ed il
medico prescrive un antidolorifico, ildolore passa, ma nonèdettocheciò
sia dovuto al farmaco. Potrebbe essere dovuto totalmente
od in parte alla suggestione operata dal medico, detta effetto
placebo. Se sosteniamo che irisultati clinici dell'omeopatia
sono dovuti solo all'effetto placebo, anchemoltirisultati
della medicinaufficiale(l'allopatia) dipendono dall'effettoplacebo....
- Ora, come si può distinguere quali
siano i reali effetti di un farmaco ed a differenziarli
dall'effetto placebo? In medicina scientifica si studiano
i farmaci nei cosiddetti studi con gruppo di controllo "in
doppio cieco". In tali studi, al gruppo - A
- si prescrive il farmaco, al gruppo
- B - si prescriveunasostanzainerte(placebo), che esternamente
è uguale al farmaco. Né i pazienti dei due
gruppi, né i medici direttamente coinvolti nell'esperienza
sanno a quale gruppo sia stato somministrato il farmaco
o il placebo. Nel tempo, vengono valutati gli effetti riscontrati
nei due gruppi: in tal modo, si può distinguere fra
gli effetti del farmaco e quelli della suggestione psicologica.
- Chi sostiene che tutti gli effetti clinici
dell'omeopatia sono dovuti ad un effetto placebo, e che
quindi un buon colloquio medico - paziente sostituisce il
farmaco omeopatico (che " è solo acqua fresca"),
implicitamente afferma anche che tutti i farmaci, per essere
considerati farmaci veri, devono essere stati studiati contro
placebo, cioè con gruppo di controllo in doppio
cieco. Ad una analisi più attenta però,
molti metodi di cura normalmente impiegati in medicina ufficiale
non sono mai stati studiatiin questo modo,: seapplichiamo
con rigore esclusivamente il metodo del doppio cieco per
convalidare una terapia, diverse terapie ufficiali in uso
dovrebbero essere interrotte.
- è opportuno operare una distinzione
fra medicina scientifica e quella clinica. La prima
utilizza procedure scientifiche e controllate (come gli
studi con gruppo di controllo), la seconda invece utilizza
l'esperienza di un medico o di un gruppo di medici.
Se noi pretendiamo di usare solo la medicina strettamente
scientifica, si arriva ad un blocco terapeutico; se si utilizza
solo la medicina clinica, vi è il grosso rischio
che siano utilizzate terapie senza un vero fondamento scientifico.
Chiaramente, i risultati migliori si ottengono usando le
conoscenze che vengono da entrambi le medicine, senza pretendere
che una delle due sia depositaria della "verità".
- La domanda - chiave è: quali
sono le basi scientifiche e cliniche dell'omeopatia?
Basi scientifiche. Fino ad oggi, l'omeopatia è
stata poco studiata con gruppi di controllo: questo non
significa che non sia possibile farlo. Infatti, alcuni studi
con gruppi di controllo sonostatirecentemente eseguiti,
ed in diversi studi, che abbianorispettatolaspecificità
del metodo omeopatico, è stato dimostrato che il
farmaco omeopatico ha una sua azione autonoma non imputabile
all'effetto placebo.
Basi cliniche. L'omeopatia ha circa duecento anni
di storia. Molti dei farmaci impiegati hanno dato ottimi
risultati clinici in questo periodo di tempo, su decine
di milioni di persone. Molti farmaci usati nell'allopatia,
sono usati da non più di 20 anni, e diversi solo
da alcuni anni: quindi, da questo punto di vista, i farmaci
allopatici sono usati con conoscenze cliniche inferiori
a quelle dei farmaci omeopatici. A conferma di ciò,
mentre in omeopatia i farmaci scoperti anche 200 anni fa
sono ancoraoggi usati , perché danno buoni risultati,
molti farmaci allopatici dello stesso periodo sono stati
eliminati perché inefficaci o tossici.
Vi sono altre prove che i farmaci omeopatici hanno una specifica
azione, non dipendente solo dall'effetto placebo, tra le
tante: l'effetto placebo funziona soprattutto nelle malattie
psicologiche o psicosomatiche. Provate a far passare un'otite
in un bambino solo con dello zucchero, dicendogli che è
una medicina molto potente... ! Su questo punto, molti genitori
possono testimoniare che un corretto farmaco omeopatico
può curare un bambino con una otite acuta.
In sintesi: il farmaco omeopatico ha una sua specifica azione
terapeutica nonspiegabile solo con l'effetto placebo.
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L'omeopatia è efficace anche se
non è del tutto noto il meccanismo d'azione dei farmaci
omeopatici
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Non è completamente noto come
agiscano i farmaci omeopatici, ma questo non significa che
le uniche terapie valide siano quelle di cui sono esattamente
spiegati e generalmente accettati i meccanismi d'azione.
Le terapie usate nella medicina convenzionale hanno tutte
meccanismi d'azione completamente studiati?
Facciamo l'esempio dell'aspirina (acido acetilsalicilico):
è stata usata in medicina convenzionale per decenni
prima che fosse chiarito il meccanismo d'azione anti-infiammatorio;
inoltre, l'effetto anti- aggregante, oggi usato in cardiologia,
è divenuto chiaro dopo altri decenni. è possibile
tuttavia che in futuro siano chiariti altri meccanismi d'azione
ed altre applicazioni cliniche dell'aspirina. Usando quindi
il rigore scientifico alla base delle affermazioni precedenti,
non si dovrebbe usare neanche l'aspirina...
Gli esempi si potrebbero moltiplicare e si arriverebbe ad
una paralisi terapeutica. Chi afferma di ragionare scientificamente,
vuole quindi essere curato solo con farmaci di cui sia noto
esattamente il meccanismo d'azione?
Forse è più saggio affermare che le terapie,
per essere valide, devono avere dato risultati clinici positivi
sull'uomo, dopo essere state prescritte ed usate a lungo da
medici e pazienti. In questo senso l'omeopatia è sicuramente
una terapia valida: è stata usata principalmente sull'uomo,
ha sempre dato risultato clinici positivi, è conosciuta
da circa 200 anni. Non sempre si può dire lo stesso
per diversi farmaci usati in allopatia.
è evidente che conoscere il meccanismo d'azione di
un farmaco è importante, ma questo non deve portare
alla paralisi terapeutica: la medicina è una scienza
pratica , non solo teorica.
Spesso accade che chi afferma che l'omeopatia non ha nessuna
base scientifica si opponga a ricerche e studi sul meccanismo
d'azione stesso.
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| I
farmaci omeopatici non contengono tracce di nessun principio
attivo: come fanno ad avere azione terapeutica? |
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In effetti, i farmaci omeopatici non contengono
principi attivi dosabili chimicamente, ma solo le sostanze
chimiche hanno un'azione sugli esseri viventi? Non possiamo
negare gli ultimi cento anni della storia della scienza:
chi starebbe tranquillamente di fronte ad una macchina per
fare radiografie, che emette raggi X, solo perché
la macchina non produce nessuna sostanza chimica? è
evidente, quindi, che non solo sostanze chimiche, ma anche
onde di tipo fisico hanno una profonda azione sugli esseri
viventi.
La domanda potrebbe essere questa:" Se fra un flacone
-1- con acqua , ed un flacone -2- con acqua in cui sia stato
sciolto un farmaco omeopatico, non vi è nessuna differenza
di tipo chimico, l'acqua del flacone -2- è diversa
fisicamente dall'acqua "normale", cioè
del flacone -1-?
Negli ultimi anni sono state riscontrate importanti differenze
di tipo fisico fral'acqua "omeopatica" e l'acqua
normale. Per brevità, non possiamo qui riportare
i dati scientifici, ma il punto fondamentale è che
queste differenze esistono e che siamo quindi più
vicini alla comprensione delle modalità di funzionamento
dei farmaci omeopatici. Bisognaperò uscire dalla
visuale riduttiva che il corpo umano possa essere compreso
solo con leggi della farmacologia allopatica.
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| Quali
sono i principi dell'omeopatia? |
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L'omeopatia si basa su 4 principi fondamentali:
a- la sperimentazione sull'uomo sano delle
sostanze che saranno usati come farmaci ;
b- la scelta e la somministrazione dei farmaci
sperimentati secondo la legge di similitudine ;
d- il farmaco diluito e dinamizzato.
- a - la sperimentazione sull'uomo sano
Quanto sappiamo sui farmaci omeopatici deriva essenzialmente
da studi compiuti su persone sane volontarie (sperimentatori).
Un gruppo di sperimentatori sani assume il farmaco omeopatico
e scrive accuratamente i sintomi insorti. La raccolta di
questi. studi (provings) ci dice quale sia l'azione del
farmaco sull'uomo.
I vantaggi di questa metodica sono:
1- non essendovi sperimentazione su animali, non
c'è il problema, tipico della farmacologia allopatica,
di vedere se l'azione dei farmaci sull'uomo sia diversa.
2- inoltre, le sperimentazioni sono state molto accurate.
Per i farmaci più studiati sono stati raccolti migliaia
di sintomi, di conseguenza il medico omeopata ne conosce
a fondo l'azione. Non si sono mai verificate in omeopatia
le "sorprese" (cioè effetti non precedentemente
osservati) che hanno portato al ritiro dal commercio di
molti farmaci allopatici. Ma come possono essere stati raccolti
migliaia di sintomi?
Ad esempio uno sperimentatore può aver notato che
il farmaco X ha causato tosse, ma più precisamente
una " tosse grassa che viene dopomezzanotte a letto
disteso". Poiché i sintomi del farmaco cambiano
anche a seconda della reattività individuale, ciò
spiega l'enorme numero di sintomi e la grande conoscenza
clinica dei farmaci che si ha in omeopatia.
- b - la scelta e la somministrazione dei farmaci sperimentati
secondo la legge di similitudine
Il medico omeopata conosce i sintomi prodotti (temporaneamente
!) dai farmaci omeopatici sulle persone sane. Quando, durante
la visita, il paziente espone i suoi problemi, l'omeopata
dovrà cercare di riconoscere quale farmaco ha prodotto
nelle persone sane i sintomi più simili a quelli
del paziente che ha di fronte. Se per es. un paziente è
molto freddoloso, suda di notte nel capo ed ha le unghie
fragili, allora il medico dovrà prescrivere un farmaco
che nelle sperimentazioni abbia prodotto gli stessi sintomi.
(Può sembrare strano che un farmaco omeopatico abbia
prodotto sintomi comelafreddolosità o la fragilità
delle unghie, ma in effetti è quanto è stato
ripetutamente sperimentato). Se il farmaco è stato
ben scelto, innescherà una reazione curativa nel
paziente, che quindi guarirà dai suoi sintomi: il
simile cupa il simile.
A prima vista, questo modo di procedere può sembrare
molto strano, ma rispetta le leggi che l'organismo mette
in atto per cercare di guarire. Se per es. un bambino di
buona costituzione fa una faringite, il suo organismo producel'infiammazione
della gola (che diventa infatti possa) per cercare di superare
la malattia (innescata da virus o batteri); se il bimbo
ha una buona reazione, ilmeccanismo dell'infiammazione permetterà
di uccidere i batteri o di creare gli anticorpi ai virus:
quindi, l'infiammazione è una reazione dell'organismo
che serve alla guarigione. Se invece al bimbo viene somministrato
un farmaco sintomatico, un anti infiammatorio, questo sì
migliora i sintomi, ma inibendo l'infiammazione (anti infiammatorio)
inibisce anche la capacità dell'organismo di guarire:
quel bambino, la prossima volta che farà una faringite,
avrà i meccanismi naturali dell'infiammazione inibiti,
e di conseguenza la sua reazione sarà inferiore,
per cui avrà più difficoltà a guarire.
Questo meccanismo spiega come i farmaci allopatici curino
bene le malattie acute, ma anche come il soggetto, che li
assuma spesso, si ammali frequentemente. è un'osservazione
clinica effettuata da migliaia di medici e milioni di pazienti.
Si potrebbe obiettare che il bambino del nostro esempio
si riammala perché reso debole dalla malattia precedente;
questo però è soloparzialmente vero, in quanto
se si inizia a curare correttamente il bimbo con l'omeopatia,
egli si ammalerà meno frequentemente ed avrà
una reazione alla malattia più veloce. Molto spesso
le persone tendono ad ammalarsi sempre più frequentemente
non solo per la malattia in sé, ma anche per l'azione
dei farmaci allopatici che inibiscono le reazioni curative
dell'organismo.
Se diamo quindi al bambino con la faringite, che non ha
da solo sufficienti capacità di auto-guarigione,
un farmaco omeopatico, in realtà gli diamo un medicinale
(diluito e dinamizzato, v. dopo) che abbia prodotto nei
soggetti sani quel certo tipo di infiammazione(la più
somigliante). La caratteristica veramente unica del farmaco
omeopatico è che esso viene preparato in modo tale
da stimolare la ripresa e l'efficacia del processo infiammatorio,
il quale può così avere ragione dei batteri
o dei virus. Questo meccanismo stimolato dal farmaco omeopatico
ristabilisce quindi un corretto funzionamento dei meccanismi
di difesa di quel bambino.
- c - il farmaco unico
Gli studi sugli effetti dei farmaci omeopatici (provings)
sono stati compiuti sperimentando un solo farmaco omeopatico:
di conseguenza, il medico omeopata prescrive un solo farmaco
omeopatico, simile ai sintomi presentati dal paziente. Occorre
chiarire che in nessun proving sono mai stati sperimentati
diversi farmaci omeopatici in diverse ore del giorno (per
es.: farmaco - a - al mattino ; farmaco - b - al pomeriggio
; farmaco - c - alla sera) e non sono mai stati sperimentati
miscele di farmaci diversi ( per es.: miscela x composta
da farmaco a, farmaco b, farmaco c).
Di conseguenza, non è possibile sapere esattamente
che cosa succedanell'organismo umano prescrivendo (1) farmaci
omeopatici diversi in diverse ore del giorno e (2) miscele
di diversi farmaci omeopatici; quindi, le terapie omeopatiche
che utilizzano le metodiche del punto (1) oppure (2) non
hanno un valido fondamento. Su questo punto c'è chi
sostiene che l'omeopatia unicista sia sorpassata, e che
sia meglio ricorrere a metodiche più moderne... Noi
crediamo però che avere sperimentazioni omeopatiche
come base per la pratica clinica omeopatica non sia affatto
sorpassato...
Chi sostiene la validità di dare diversi farmaci
omeopatici insieme,perché non rifà le sperimentazioni
sulle persone sane dando diversi farmaci omeopatici insieme?
Proponendo per una volta un esempio chimico, è noto
che l'idrogeno e l'ossigeno sono due gas, ma uniti nella
stessa molecola formano un liquido, cioè l'acqua:
il mescolare due o più sostanze di partenza diverse
può produrre effetti completamente nuovi, non prevedibili
in partenza. Ci sembra quindi evidente che dare alla stessa
persona farmaci omeopatici diversi produca un aumento del
disordine interno dell'individuo: lo stato di malattia è
caratterizzato da un progressivo aumento del disordine dell'organismo,
la terapia omeopatica (come qualsiasi terapia corretta)
deve aiutare l'organismo a trovare il suo ordine, il suo
equilibrio e non deve quindi dare stimoli contraddittori.
Come riconoscere allora una prescrizione unicista? L' omeopata
unicista prescrive un solo farmaco per volta. Sulla ricetta
ci sarà il nome (in latino) di un solo farmaco omeopatico,
per es.:
Sulphur 200 CH (il numero 200 e la sigla CH indicano come
è preparato il farmaco, v. dopo)
altro esempio:
Sulphur 30 - 200 CH (qui ci sono due numeri , 30 e 200:
significa che il paziente deve assumere lo stesso farmaco,
ma
con due preparazioni - dette diluizioni- diverse)
L'omeopata pluralista prescrive nello stesso paziente diversi
farmaci omeopatici in diversi orari od in diversi giorni,
per es.:
- Sulphur 9 CH ore 8
- Ignatia 30 CH ore 12
- Aconitum 9 CH ore 22
oppure:
- Sulphur 30 CH - Ignatia 30 CH a giorni alterni
L'omeopata complessista prescrive di solito diversi preparati
(con nomi commerciali variabili) di diversi farmaci in diverse
ore del giorno; vi sono esempi in cui, nella stessa ricetta,
sommando i farmaci contenuti nei diversi preparati , si
possono avere anche 40/50 farmaci omeopatici diversi per
lo stesso paziente
d- il farmaco diluito e dinamizzato:
Il fondatore dell'omeopatia,- il medico tedesco Samuel
Hahnemann, iniziò a sperimentare diversi farmaci
nella terapia, ma incontrò subito difficoltà
perché molti di quei farmaci erano tossici. Come
si può notare, i problemi di allora sono simili ai
problemi di oggi: per diverse malattie esistono farmaci
efficaci, ma non è possibile usarli a lungo in quanto
tossici. A questo punto, Hahnemann cominciò a diluire
i farmaci, per diminuire la pericolosità, ma così
facendo diminuiva anche l'efficacia degli stessi (anche
oggi, in allopatia, se diluiamo farmaci attivi ma potenzialmente
tossici, o ne diminuiamo la prescrizione, che equivale a
diluirli, diminuiscono però sia la pericolosità
che l'efficacia). Come uscire da questo vicolo cieco? Hahnemann
fece una grande scoperta: se il farmaco, oltre ad essere
diluito, veniva anche dinamizzato (cioè scosso dall'alto
in basso per un certo numero di volte), l'efficacia del
farmaco aumentava; inoltre, se questa operazione veniva
ripetuta (cioè il farmaco epa progressivamente diluito
e dinamizzato), il farmaco diventava sempre più efficace.
Occorre sottolineare che:
1- Hahnemann non inventò nulla, fece solo
delle osservazioni sperimentali ripetute ;
2-il procedimento di diluizione e dinamizzazione
,che porta al farmaco omeopatico, permette di avere un farmaco
dalle caratteristiche uniche: è contemporaneamente
efficace senza essere tossico (al contrario, in allopatia,
i farmaci efficaci hanno tutti una tossicità, più
o meno rilevante). Questo procedimento, inoltre, permette
di usare come farmaci anche sostanze all'origine estremamente
pericolose: in omeopatia, vengono usati per es. veleni di
serpenti, ma la preparazione omeopatica ne elimina la tossicità.
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| Come
si legge una ricetta omeopatica? |
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I medicinali omeopatici sono prescritti con
il nome della sostanza (es. Natrum Muriaticum) seguito
dalla diluizione della medicina ed infine dalla scala di diluizione
usata. Il nome dei medicinali, la diluizione, la scala usata
sono tutti espressi in la tino, in quanto era la lingua scientifica
dei tempi di Hahnemann, ma c'è il vantaggio che un
farmaco omeopatico si chiamerà sempre in quel modo
in tutto il mondo!!
I farmaci omeopatici sono circa 3.000, quelli usati comunemente
circa 100; lediluizioni maggiormente usate sono:
30-200-1000-10.000-50.000-100.000
la 1.000 è di solito indicata con la lettera M ; la
10.000 con XM ; la 50.000 con LM; la 100.000 con CM (in numeri
romani) le scale di diluizione più usate sono la:
CH (centesimale di Hahnemann)
DH (decimale di Hahnemann)
K (da Korsakow, il medico che per primo le usò)
i medicinali sono disponibili in:
granuli globuli gocce
Esempio:
Natrum muriaticum M CH 1 tubo-dose
medicinale diluizione scala forma farmaceutica
Esiste anche un'altra scala di diluizioni, detta LM o cinquantamillesimale
; le diluizioni più usate sono:
VI XII XVIII XXIV XXX (in numeri romani)
6 12 18 24 30 (in numeri comuni)
Esempio:
Natrum muriaticum XII LM gocce
medicinale diluizione scala forma farmaceutica
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| Perché
sul medicinale non ci sono scritte le indicazioni e le controindicazioni?
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Non devi fare l'errore di applicare all'omeopatia,che
come tutte le scienze ha i suoi principi,le regole della medicina
basata sui farmaci di sintesi!!
Insieme alla confezione dei farmaci di sintesi c'è
un foglietto in cui si parla delle indicazioni (cioè
in quali malattie serve quel farmaco) e delle controindicazioni
(cioè quando non usare quel farmaco o quali disturbi
può dare); qs. non è possibilecol farmaco omeopatico,in
quanto:
1- le indicazioni coincidono con gli effetti che il
farmaco omeopatico ha prodotto nelle persone sane; questi
effetti sono numerosissimi, e per i farmaci piu' usati sono
diverse migliaia: bisognerebbe quindi allegare ad ogniconfezione
di farmaco omeopatico decine di pagine!!
2- L'omeopatia non cura tanto una malattia,ma cura
una persona che in quel momento ha una malattia, ne deriva
che per una stessa malattia (ad es. una otite) si possono
prescrivere diversi farmaci omeopatici, ed il farmaco che
curerà sarà quello che è piu' simile
non solo alla malattia (in qs. caso l'otite) ma specialmente
alle caratteristiche generali della persona che in quel momento
ha l'otite. Il farmaco omeopatico, infatti, può essere
paragonato ad una chiave che "apre" la serratura
del paziente,che era " arrugginita " a causa della
sua malattia. Il farmaco omeopatico corretto,si adatta quindi
perfettamente alla persona nel suo complesso, e la cura contemporaneamente
a livello fisico,energetico,mentale. Questo spiega da un lato
la profondità della visita omeopatica e la sua durata,
dall'altro l'efficacia dell'omeopatia,proprio in quanto si
cura tutta la persona e non solamente i suoi disturbi a livello
fisico.
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| La
quantità di granuli o di gocce influenza l'efficacia
della terapia? |
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In omeopatia, prendere 3 granuli di un certo
farmaco ha la stessa azione che prenderne 30 oppure 300; l'azione
del farmaco dipende solo dal tipo di farmaco e dalla sua diluizione
, non dalla quantità di farmaco prescritta. è
meglio quindi usare pochi granuli o poche gocce del farmaco,
in modo che se ne dobbiamo ancora usarlo, l'abbiamo già
in casa. Anche le dimensioni dei granuli non hanno importanza.
Infatti l'omeopatia funziona sulla base dell'informazione
specifica che diamo all'organismo, (quindi tipo e diluizione
del farmaco) e non sulla base della quantità di informazione:
facendo un paragone, se per accendere una macchina devo spingere
un interruttore, l'importante è che spinga quello giusto,
non la forza con cui spingo. Per le stesse ragioni, se m isbaglio
ed invece di prendere alcuni granuli prendo tutto il tubo,
non c'è nessun pericolo di sovra dosaggio.
(Ogni medico omeopata ha ricevuto la telefonata preoccupata
di un genitore che diceva: "Il bimbo s'è mangiato
tutto il tubetto omeopatico!!").
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Cosa devo mangiare durante la cura omeopatica?
Posso assumere sostanza aromatiche? |
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Durante la cura omeopatica continua pure a
mangiare come al solito; se hai problemi digestivi,devi comunque
stare attento alla tua dieta! In particolari casi, è
molto utile abbinare la terapia dietetica a quella omeopatica,ma
bisogna vedere caso per caso; è comunque sempre utile,
in quanto stimola la reazione del tuo organismo, una dieta
basata su cibi biologici,cereali possibilmente integrali,verdura,frutta
e legumi con uso moderato di cibi animali (carne,latticini,uova,pesce).
Per le sostanze aromatiche (menta,caffè ecc.) non interagiscono
con i prodotti omeopatici alle diluizioni comunemente usate
(dalla 30 CH in su); per il caffèè comunque
opportuno non assumerne eccessivamente, specialmente se si
è eccitabili;non conservare i farmaci omeopatici vicino
alla canfora (inattiva la maggior parte dei farmaci); i farmaci
omeopatici si conservano insieme agli altri farmaci allopatici,lontano
dai bambini; poichè i farmaci omeopatici hanno un meccanismo
d'azione energetico, è meglio tenerlilontano da forti
campi elettromagnetici (es. forno a micro-onde, tv)
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