Scuola di Medicina Omeopatica di Verona
 
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Ultimo Aggiornamento: 02.07.2003
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CONFRONTO CULTURALE

Dal punto di vista del confronto culturale, l’insegnamento dell’omeopatia presenta due distinti problemi:

- lo sviluppo della conoscenza in omeopatia
- il rapporto fra l’omeopatia e le altre scienze e discipline

1) lo sviluppo della conoscenza in omeopatia
Nello sviluppo storico dell’omeopatia si sono sviluppate diverse scuole di pensiero, raccolte intorno ad omeopati di grande spicco (“maestri”) che se da un lato hanno permesso lo sviluppo iniziale dell’omeopatia, dall’altro hanno creato interpretazioni e significati dell’omeopatia scarsamente comunicanti fra di loro. Oltre a ciò, le scuole basate sui maestri hanno spesso creato una sorta di “dogmatismo omeopatico” che ha sostituito i principi ai fatti ed ai risultati clinici [1].
Oggi, questo non è più possibile: l’omeopatia è cresciuta e le conoscenze sono diventate così vaste che un solo maestro od un gruppo ristretto di allievi non può possederle completamente. L’ulteriore sviluppo dell’omeopatia richiede il continuo scambio fra omeopati provenienti da diverse scuole ed esperti nei vari campi. Da questo punto di vista, la situazione della Scuola di Medicina Omeopatica di Verona è privilegiata: i docenti provengono da diverse scuole di pensiero e ciò ha permesso un confronto delle varie impostazioni sui temi della didattica e della clinica. In tal modo gli studenti hanno una formazione omeopatica più ampia e più avanzata scientificamente di quella tradizionale che è ancora basata sulla figura del “ maestro” [1].
Attualmente, il confronto fra le varie scuole permea la didattica di tutte le materie; inoltre, la necessità dell’approfondimento dell’omeopatia ha determinato l’istituzione, per la prima volta in Italia (nel 2001), di un nuovo insegnamento: la storia del pensiero omeopatico [2].
Ma c’è di più: oltre al necessario confronto fra le varie metodologie omeopatiche, è oggi possibile una integrazione delle varie scuole di pensiero per aumentare i risultati dell’ Omeopatia?
A questo proposito, occorre notare che la ricomposizione culturale del mondo omeopatico è possibile, a patto che si riparta dalla radice comune, che è rappresentata dall’opera di Hahnemann. A differenza di altri libri di medicina antichi, i testi di Hahnemann sono ancora oggi attuali in quanto sono basati su una solida base sperimentale e clinica: dall’insieme di queste osservazioni sono stati tratti i principi terapeutici dell’omeopatia che sono applicati con successo dagli omeopati di tutto il mondo.
Necessità del confronto delle metodologie omeopatiche, confronto che riparte da Hahnemann: negli scorsi anni la Scuola di Medicina Omeopatica di Verona, in collaborazione con la Società Italiana di Medicina Omeopatica, aveva iniziato a programmare dei workshop di metodologia omeopatica. Dall’unione di queste due esperienze, è nata fra il 2001 ed il 2002 una iniziativa unica in Europa: l’organizzazione di una serie di workshop di confronto sulle varie metodologie classiche in omeopatia.

2) il rapporto fra l’omeopatia e le altre scienze e discipline
Il fondatore dell’omeopatia, Hahnemann, ha più volte affermato che la pratica dell’omeopatia esclude l’uso dei metodi convenzionali (allopatici, nel linguaggio degli omeopati) nel trattamento delle malattie. Questa posizione, insieme alla diffusa ostilità del mondo convenzionale nei confronti dell’omeopatia, ha creato il concetto dell’omeopatia come medicina alternativa (a quella convenzionale); in realtà, una lettura attenta dell’Organon chiarisce che, almeno in alcune situazioni, lo stesso creatore dell’omeopatia giustifica altre terapie oltre all’omeopatia [3]. Oltre a ciò, i medici omeopati ogni giorno verificano come sia necessario in numerose situazioni cliniche integrare l’omeopatia con altri approcci [4] (per es. terapia nutrizionale, terapie fisiche ecc.). Ciò ha portato al concetto più avanzato dell’omeopatia come medicina complementare , che può essere, a dovute condizioni, integrata con altre terapie. E’ comunque evidente che, nel singolo paziente, l’azione delle altre tecniche terapeutiche utilizzate non deve antagonizzare l’azione del rimedio omeopatico, ma al contrario deve
aumentarla e\o favorirla (sinergia terapeutica). Ciò però richiede una profonda conoscenza pratica e teorica sia dell’omeopatia, sia delle altre tecniche utilizzate. Richiede anche la conoscenza delle possibili similitudini ed anche delle rispettive diversità: in caso contrario si assiste ad una “insalata terapeutica” che porta a confondere i sintomi del caso e quindi in prospettiva, a diminuire invece che ad aumentare i risultati.
Che fare? per ogni disciplina occorre costruire dei modelli teorici di riferimento e poi verificare nelle situazioni cliniche concrete se e quando l’omeopatia possa essere integrata con altre terapie (e viceversa!) . iò richiede un approfondito lavoro di equipe fra diversi specialisti culturalmente aperti e fortemente motivati a superare la logica del “proprio orticello” per il beneficio del paziente.
La Scuola di Medicina Omeopatica di Verona ha concretamente iniziato questo lavoro di integrazione. Il primo banco di prova concreto è stato rappresentato dal rapporto fra omeopatia, psicoterapia, psicosomatica. Sulla base di questi principi, il lavoro di confronto è portato avanti anche verso altre discipline e campi di conoscenza [5]: questo metodo costituisce la base per iniziare concretamente ad integrare l’omeopatia con altre discipline terapeutiche, allo scopo di aumentare i risultati terapeutici nei singoli pazienti.


Referenze e note:

[1] Per una discussione sul dogmatismo in omeopatia, si veda: Morrel P. Against dogma in homeopathy
http://www.homeoint.org/morrell/articles/pm_again.htm
[2] La piena comprensione dell’omeopatia richiede anche la conoscenza del contesto storico in cui si sono affermate le idee e la pratica degli omeopati. A questo proposito, la Scuola di Verona ha organizzato, nell’ottobre 2001, un seminario con la Prof. Barbera, autrice del testo “Oltre il dissimile“ – HMS edizioni, che tratta le basi storiche e filosofiche del pensiero di Hahnemann
[3] Hahnemann S . Organon of the medical art. §67 nota a. Qui Hahnemann giustifica altre terapie (al posto dell’omeopatia) nelle situazioni di emergenza.
Oltre a ciò, Hahnemann ha sempre avuto una notevole considerazione della chirurgia e dei suoi risultati (l’omeopatia è una terapia di carattere medico e non chirurgico)
[4] Clover A . Homeopathy reconsidered – a new look at Hahnemann’s
Organon. Victor Gollanz, London 1989, pag. 96. Inoltre, ogni medico omeopata non deve esitare a prescrivere o consigliare la terapia convenzionale, nel caso che l’omeopatia si stia dimostrando inefficace nel paziente, o che la patologia di cui soffre il paziente non sia trattabile con l’omeopatia
[5] Ad es, nel novembre 2001, una delegazione della Società Italiana di Medicina Omeopatica (composta da docenti della Scuola di Verona) ha partecipato presso l’Istituto Superiore di Sanità al IX corso introduttivo di Farmacoepidemiologia. La conoscenza degli elementi di base della epidemiologia è infatti fondamentale per la valutazione degli effetti dell’omeopatia su gruppi e popolazioni di pazienti.ni di pazienti.

     
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