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Sanità Proposta dall'Emilia-Romagna - Cure alternative, regole ad hoc
BOLOGNA - Una commissione permanente presso il ministero della Salute, un percorso formativo minimo obbligatorio di almeno 500 ore in tre anni per ciascuna disciplina e il riconoscimento della possibilità di esercitare le discipline solo a medici, odontoiatri e veterinari.
Sono questi i punti cardine della proposta di legge alle Camere sulla "Disciplina delle medicine non convenzionali (Mnc)" che la Regione Emilia-Romagna ha approvato il 5 luglio e che, in base all'articolo 121 della Costituzione, passa ora alle Camere per diventare, eventualmente, legge nazionale.
Oggetto è la regolamentazione delle medicine non convenzionali - considerando sotto la voce Mnc agopuntura, medicina tradizionale cinese, medicina omeopatica, omotossicologia, medicina ayurvedica, medicina antroposofica, fitoterapia, osteopatia e chiropratica - ma solo se esercitate da laureati in medicina e chirurgia, odontoiatria e veterinaria iscritti in appositi registri.
A questi potrà accedere soltanto chi sarà dotato del titolo di esperto da conseguire con master post lauream di almeno tre anni «per un totale di almeno 500 ore di lezione frontale» e 50 annue «di pratica clinica certificata» con un esame finale composto da tre prove: scritta, orale e clinica.
Il titolo potrà essere rilasciato sia da Università e sia dagli istituti privati di formazione accreditati e per entrambi il titolo è equipollente
Il provvedimento, è il frutto di un lavoro condiviso fra parte politica, rappresentanti di medici, odontoiatri e veterinari e una componente tecnica di esperti del settore (Comitato permanente di consenso e coordinamento per le Mnc in Italia che riunisce 25 sigle comprese le tre associazioni dei pazienti).
Luigi Bagnoli, vicepresidente dell'Ordine dei medici di Bologna si è detto soddisfatto della Pdl perché «si offre all'utente la possibilità di rivolgersi a professionisti riconosciuti».
L'obiettivo della Pdl, afferma il consigliere regionale firmatario, Gianluca Borghi (Verdi), «è contribuire a colmare un vuoto legislativo nazionale e mettere l'Italia al passo con altri Paesi europei. Noi abbiamo proposto questa legge a livello nazionale perché la materia necessita di un quadro condiviso. È una prova di buon federalismo».
Una legge nazionale in materia in effetti manca ancora, al cospetto di un uso sempre crescente delle Mnc - cui si rivolge, secondo un'indagine Demoskopea del maggio scorso, il 36% degli italiani - di cui è ben consapevole l'Unione, che nel suo programma di governo (pag. 190) ha inserito l'impegno «al riconoscimento giuridico delle medicine non convenzionali e delle discipline bio-naturali».
Comunque, in passato i tentativi di normare la materia non sono mancati, contando le 22 proposte arenatesi nel corso del tempo. La Pdl che arriva dall'Emilia-Romagna va a unirsi a tre progetti non ancora assegnati in Commissione: uno alla Camera e due al Senato.
A ciò si aggiunge che l'Unione Europea ha inserito le MNC nel Settimo Programma per la Ricerca e lo Sviluppo.
ANDREA BIONDI
su Il Sole 24Ore - 5 agosto 2006 pag. 23
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