Scuola di Medicina Omeopatica di Verona
 
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Ultimo Aggiornamento: 20.09.2005

19.09.2005

Dubbi omeopatici


pag. 32

La polemica del Lancet, un "siluro" all'Oms?

di Elio Rossi * e Paolo Bellavite **

L'AUTOREVOLE rivista medico-scientifica "The Lancet" nelle settimane scorse ha pubblicato una ricerca, accompagnata da due commenti, che risultava come una bocciatura nei confronti della medicina non convenzionale più utilzzata in Occidente, l'omeopatia. La pubblicazione dello studio ha scatenato vivaci e diffuse polemiche: numerose associazioni, medici, esperti e cittadini - che si curano con questi rimedi - hanno protestato con forza, contestando la ricerca nel metodo e nel merito. Perché la rivista abbia preso una posizione così netta nei confronti l'omeopatia è difficile dire, anche perché contraddice studi pubblicati nel passato. Per lo meno avrebbe dovuto prevalere il dubbio. Invece si è scelta un'altra strada. Sull'onda delle polemcihe, abbiamo chiesto ad alcuni esperti di approfondire la questione. Come? Esaminando a fondo lo studio osannato da Lancet, vedendo quali altri ricerche sono state publicate sull'argomento, raccontando come vengono curati cavalli e mucche con l'omepatia, chiedendo agli italiani - con un semplice sondaggio - a quali terapie ricorrono. A tal proposito la risposta è che circa oltre il venti per cento usa sia la medicina ufficiale che quella non convenzionale, mentre poco più dell'otto per cento si cura esclusivamente con l'omeopatia. Il ricorso ad entrambe le medicine appare la tendenza del futuro, sia perché i cittadini vogliono essere liberi di scegliere come curarsi, sia perché i medici sanno di avere a disposizione - ovviamente in base alla malattia - più opzioni terapeutiche. Sarebbe comunque opportuno che in Italia venisse avviata una ricerca, per chiarire meglio l'efficacia e i limiti di una medicina utilizzata da almeno dieci milioni di italiani.
La pubblicazione del lavoro sull'omeopatia della rivista Lancet, a firma dei ricercatori svizzeri Shang e coll., invita ad alcune puntualizzazioni e riflessioni. Questi i punti critici del lavoro:
1. la ricerca non è un nuovo studio clinico confrontato con gli effetti del placebo sull'efficacia dell'omeopatia ma è piuttosto una metanalisi realizzata su studi precedenti condotti in questi anni e pubblicati in diversi ambiti. Va ricordato che in precedenza (1997) la stessa rivista aveva pubblicato una metanalisi, che prendeva in considerazione in larga parte gli stessi lavori, realizzata da ricercatori tedeschi indipendenti (K. Linde e coll.) che avevano concluso, come altri in precedenza (J. Kleijnen e coll.) con considerazioni esattamente opposte e cioè che i risultati non erano compatibili con l'ipotesi che l'efficacia dell'omeopatia fosse dovuta ad un "effetto placebo".
2. Lo studio svizzero prevedeva parallelamente anche la verifica in letteratura di uno stesso numero di studi, fatti sulle stesse malattie, in cui era utilizzata la medicina convenzionale. Su questi studi (220) considerati sufficientemente corretti come disegno ne sono stati selezionati otto omeopatici e 6 allopatici, giudicati dagli autori come aventi maggiore rigore metodologico e numerosità dei casi, da cui risulterebbe un'efficacia minima, non significativa, del trattamento omeopatico.
3. Una valutazione complessiva di tutti i lavori omeopatici ha dato un risultato ben diverso, vale a dire che in gran parte dei casi l'omeopatia si è dimostrata efficace. Tuttavia, gli autori hanno deciso di restringere l'analisi statistica ed il giudizio comparativo con l'allopatia a una manciata di lavori. Quali siano questi lavori e quali i criteri con cui sono stati scelti non è esattamente definito, né i lavori scelti sono precisamente citati, ma un punto importante sembra essere il numero dei pazienti reclutati nei diversi studi. Certamente il numero è un fattore importante ma non sufficiente per escludere prove di efficacia condotti su numeri più ridotti.
Su questa base l'unica conclusione legittima che può essere tratta dallo studio del Lancet è che la terapia omeopatica, applicata in un trial in doppio cieco e valutata con criteri convenzionalmente adottati per i farmaci allopatici, spesso non risulta efficace. Ciò non dice nulla di nuovo rispetto a quanto già si sapeva dalla letteratura, tanto che già da anni gli esperti segnalano che si dovrebbero incentivare gli studi osservazionali condotti con metodi appropriati.
Quanto alle ragioni che spiegano la diffusione così clamorosa di una notizia, anzi di una "non notizia" queste sono varie e complesse. Da Londra Peter Fisher, direttore dell'ospedale omeopatico (convenzionato col NHS inglese) ha dichiarato: "Il mio sospetto è che questo report non sia obiettivo ma voglia arbitrariamente screditare l'omeopatia".
Che questa interpretazione sia molto probabile è indirettamente dimostrato dal fatto che lo stesso numero di Lancet, in altra rubrica, riporta un parere molto allarmato sul fatto che la OMS stia per pubblicare un dossier completo sull'omeopatia e le anticipazioni dicono che dovrebbe contenere sostanzialmente una rassegna dei lavori omeopatici, che sono prevalentemente in favore di un effetto clinico reale. È verosimile pensare che il fine immediato di questa operazione sia ostacolare la prossima pubblicazione del documento dell'OMS.
Certamente esiste in questa fase una forte insofferenza di una parte del mondo medico e farmaceutico convenzionale nei confronti del crescente consumo di farmaci omeopatici e della diffusione dell'omeopatia fra i pazienti, anche a causa del susseguirsi di casi in cui i farmaci convenzionali sono sul banco degli imputati per avere causato gravi reazioni avverse. Un'altra ragione importante è l'avanzare di un processo di sempre maggiore integrazione delle medicine non convenzionali, e dell'omeopatia che fra queste è la più diffusa, nel Sistema sanitario di tutti i paesi, non solo in Italia. Infatti sia a livello regionale che a livello accademico si stanno moltiplicando le iniziative di integrazione delle medicine complementari nei Piani sanitari regionali, nei corsi di laurea delle facoltà di medicina, farmacia, veterinaria così come proposto nel testo unico di legge di regolamentazione delle medicine e delle pratiche non convenzionali attualmente in discussione in commissione alla Camera.
Vi è la richiesta della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici e Odontoiatri fin dal 2002 di arrivare quanto prima a una regolamentazione di tutto il settore. Al di là dell'interesse tecnico della pubblicazione, resta il sospetto che si sia voluto far prevalere, piuttosto che un giudizio scientificamente motivato, un utilizzo strumentale dei dati e delle relative interpretazioni nell'ambito di una campagna orchestrata per gettare discredito sull'omeopatia.
* Responsabile Ambulatorio
di omeopatia ASL 2 Lucca,
Centro regionale di riferimento
** Professore di Patologia generale,
Università di Verona

(su La Repubblica, 15.09.2005)

   
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