Scuola di Medicina Omeopatica di Verona
 
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Ultimo Aggiornamento: 06.10.2005

04.10.2005

Cure dolci o cure inutili?

di  Nicolò Sebastiani

Un esercito di pazienti ricorre ai metodi non tradizionali soprattutto contro mal di gola, raffreddore, disturbi intestinali, ansia, dolori. Che però in questo momento, in Italia, sono al centro di una guerra senza esclusione di colpi. L'inchiesta di Panorama.it. E due grandi esperti a confronto: pro e contro.

Undici milioni di credenti praticanti: tante sono le persone che, in Italia, usano abitualmente l'omeopatia, la più diffusa delle medicine alternative. Lo dice una recente indagine Doxa che sottolinea come questo dato, dal 1999, sia quasi raddoppiato.
Un esercito di pazienti che ricorre ai rimedi detti "dolci" soprattutto contro mal di gola, raffreddore, disturbi intestinali, ansia, dolori. Dunque le cosiddette dottrine naturali (sono più di venti) mietono sempre più pazienti. Ma in questo momento, in Italia, sono anche al centro di una guerra senza esclusione di colpi.

INUTILI?
Da una parte, una considerevole fetta della medicina più autorevole le bolla come pratiche inutili, pericolose, sbandierando ricerche scientifiche blasonate (riquadro dei pro e contro alpiede). Dall'altra i medici alternativi si difendono e contrattaccano in campo legislativo.

GUERRE DI RELIGIONE
L'ultima battaglia fra tradizionalisti e alternativi?
Le modalità del futuro recepimento della direttiva europea 2001/83 sui farmaci non allopatici.
Se la legge comunitaria verrà interpretata in modo restrittivo dall'Italia, diverse cure dolci saranno sottoposte alle stesse regole di efficacia e di sperimentazione dei farmaci tradizionali, con il rischio di sparire dagli scaffali delle farmacie (si parla di circa il 60% dei rimedi in commercio).
Ma la partita è ancora aperta.
E la confusione nel campo dell'alternativa non è stata mai così grande.

ALTERNATIVA IN NUMERI
Cosa è successo: una delle riviste scientifiche più prestigiose, The Lancet, a fine agosto, ha pubblicato uno studio che prende in considerazione più di 110 ricerche scientifiche sull'omeopatia, confrontandole con altrettanti lavori di medicina allopatica. La sentenza è stata impietosa: l'omeopatia ha effetti simili all'acqua.
Per Carlo La Vecchia l'omeopatia è acqua fresca. Epidemiologo all'Istituto Mario Negri dell'Università di Milano, La Vecchia fa parte del Gruppo 2003, l'associazione che riunisce gli scienziati italiani più citati nelle riviste scientifiche in campo internazionale, e che con luminari del calibro di Silvio Garattini, Giuseppe Remuzzi, Alberto Mantovani, Piermannuccio Mannucci ha firmato un documento che ha definito le medicine alternative "pratiche che nulla hanno di scientifico e che comportano rischi notevoli per tutti coloro che hanno bisogno di diagnosi attendibili e di provvedimenti terapuetici affidabili".
Per Paolo Bellavite, l'omeopatia funziona: Bellavite è medico e docente di patologia generale all'Università di Verona. Autore di 180 pubblicazioni scientifiche, ha vagliato più di 200 ricerche scientifiche sull'omeopatia secondo i rigorosi canoni della medicina allopatica. E' fra i più feroci critici del lavoro del Lancet appena pubblicato.

L'omeopatia per il Lancet è un'illusione: è d'accordo?
La Vecchia: si sapeva già che era acqua fresca, questa è una delle tante conferme. Quando si chiede di dimostrare scientificamente che queste pratiche sono efficaci, per molte di esse ciò equivale ad archiviarle. Niente di nuovo, comunque. I rimedi omeopatici sono acqua con diluizione infinitesimale di qualcosa che potrebbe essere attivo, ma la diluizione è tale che rimane solo acqua.
Bellavite: ci sono tante prove di efficacia dell'omeopatia, condotte con i criteri rigorosi della medicina clinica in studi controllati. I benefici, in certi campi come la cefalea e le malattie artroreumatiche sono provati, con miglioramento dello stato della salute nella maggioranza dei casi e riduzione dell'uso di farmaci antidolorifici. Alcuni medicinali omeopatici, poi, contengono dosi di principio attivo rintracciabile.

Lo studio che stronca l'omeopatia pubblicato su Lancet è corretto?
La Vecchia: sì. E' una revisione di lavori precedenti largamente in linea con quello che era già noto sull'omeopatia. Basta guardare le figure e i numeri per capire che l'omeopatia è uguale al placebo. Penso che i dati siano corretti: ci saranno errori minori, dato che si prendono in considerazione migliaia di numeri, ma la sostanza è condivisibile. D'altronde, non ho sentito critiche sui numeri: nessuno ha detto che nella tabella 4, per esempio, è sbagliata la riga 5.
Bellavite: di 110 studi a favore dell'omeopatia il Lancet ne sceglie solo 8, guarda caso quelli con i risultati meno favorevoli. Gli altri sono stati scartati perché giudicati insufficienti. Il tutto è stato fatto in malafede, da un editore che già prima di pubblicare lo studio aveva definito l'omeopatia come una pratica fraudolenta che dovrebbe essere vietata. Lo stesso editoriale, intitolato "La fine dell'omeopatia", smentisce le precedenti ricerche a favore di questa medicina complementare pubblicate sullo stesso Lancet. Insomma, il lavoro è frutto di una serie di manovre che, fra l'altro, hanno portato all'abbandono dello studio in corso d'opera da parte dei medici omeopati che all'inizio vi avevano partecipato. Sorge più di un sospetto che questo attacco sia nato per interferire in qualche modo con la preparazione del dossier che l'Organizzazione mondiale della sanità sta preparando sull'omeopatia.

Comunque l'omeopatia in Italia, secondo l'ordine dei medici, è un atto medico: cosa ne pensate?
La Vecchia: un ordine professionale tende a difendere gli interessi degli aderenti, e questo è criticabile. Da una parte è bene che venga coinvolto un medico, perché così si tutelano i casi con patologie serie (però chi si rivolge all'omeopatia di solito non ha malattie gravi). Ma questa presa di posizione autorizza in qualche modo il medico a curare con acqua fresca. Si rischia di dare un riconoscimento all'inutile, invece di partire da una dimostrazione di efficacia.
Bellavite: chi fa l'omeopatia deve essere medico, non c'è dubbio. In questo momento di grande confusione e di attacco all'omeopatia, il ruolo del medico che pratica le medicine complementari diventa ancora più delicato e importante.



NORMATIVA ANNO ZERO
"In effetti non esiste una legislazione nazionale che regoli queste discipline", spiega Elio Rossi, infettivologo esperto di omeopatia e membro della commissione regionale toscana per le medicine non convenzionali.

"Esiste però una delibera dell'Ordine dei medici del 2002, che definisce le diagnosi e le terapie alternative come atti riservati al medico. Da allora la Cassazione ha riconosciuto come atti medici l'omeopatia, l'omotossicologia, l'antroposofia, la medicina tradizionale cinese, l'ayurveda e l'agopuntura, pratiche che prima potevano essere considerate legittime anche se eseguite da non medici. Infine, è attualmente in discussione un testo unico di legge (relatore Francesco Lucchese, Udc, ndr) che recepisce 23 proposte e che dovrebbe regolare tutta la materia: ma il percorso è ancora lungo ".

EDUCATORE CON LA SCUOLA MEDIA
Il problema numero due di chi si rivolge alle cure alternative è anche la qualità di chi si propone come esperto.
"Liguria, Lombardia e Toscana hanno approvato una legge che istituisce l'operatore di discipline bionaturali", spiega Rossi. "Si tratta di un tecnico, una figura non medica che non interviene nel trattamento delle malattie ma si occupa delle persone sane, correggendo lo stile di vita secondo la propria filosofia. Non può però prescrivere farmaci (neanche omeopatici) o fare diagnosi".
"Educazione, informazione alimentare, igiene e stile di vita, attività fisica ma anche aspetti ecologici dell'abitare: questo è il campo di intervento di chi pratica le discipline bionaturali", precisa Valerio Sanfo, presidente del Coordinamento delle discipline bionaturali, che riunisce 62 associazioni di tecnici del benessere alternativo.
"L'operatore può, per esempio, toccare il paziente utilizzando tecniche corporee o di massaggio come lo shiatsu, insegnare esercizi di respirazione e rilassamento".

DOVE SI IMPARA IL BENESSERE?
Ma come e dove impara questi principi di benessere? "Purtroppo in Italia per esercitare basta avere la scuola media e iscriversi alla camera di commercio", ribatte Sanfo. "Fa eccezione l'Emilia-Romagna, che prevede che un naturopata debba avere una formazione specifica di tre anni, con 1200 ore di corso".

FARMACI SENZA ISTRUZIONI E NON SEMPRE INNOCUI
I rimedi omeopatici e fitoterapici, infine, si comprano senza ricetta medica. E non hanno il foglietto illustrativo, il famoso "bugiardino" che definisce dosi, modi di assunzione ed effetti collaterali possibili. "Perché sono farmaci a registrazione semplificata", spiega Elio Rossi. "Non è necessario, per ora, presentare prove di efficacia come per i farmaci tradizionali, e quindi il medicinale omeopatico viene commercializzato sulla base del principio di innocuità".
Un'innocuità che non è sempre garantita. "Gli effetti collaterali possono esserci, ma di solito sono lievi", conclude Rossi.
"Per esempio allergie e disturbi gastrici o, se si usa impropriamente il rimedio, questo può produrre i sintomi che dovrebbe eliminare. Ma l'effetto collaterale più grave si ha se non si applica la cura tradizionale quando è necessaria".

ALTERNATIVA IN NUMERI

Secondo l'Istat, gli italiani che usano le cure dolci sono il 22% della popolazione. Ma chi sono gli adepti delle nuove filosofie curative?

L'Omeoindustria, l'associazione italiana delle aziende produttrici e distributrici di prodotti omeopatici, ne traccia il profilo: nella maggioranza dei casi si tratta di donne, con un'età compresa fra i 33 e i 44 anni, cultura medio-alta e residenza nel Centro-Nord del Paese.

Il successo di queste pratiche è leggibile anche nei fatturati (300 milioni di euro solo per l'omeopatia) e nel numero di professionisti coinvolti (12 mila medici omeopati, e le farmacie che vendono rimedi naturali sono più di 7000).

Ma se l'omeopatia è la regina delle medicine non convenzionali con i suoi 11 milioni di praticanti, anche le altre discipline se la cavano egregiamente, in termini statistici. Sempre secondo l'Istat, un italiano su cinque ha provato l'agopuntura, soprattutto per lenire il dolore o curare stati depressivi e ansiosi. E quasi due persone su dieci utilizzano la fitoterapia, cioè le piante medicinali: tisane in testa (61%) seguite dalle compresse a base di erbe (18%). Però il fai da te in questo campo è alto, pari al 31 % (fonte Swg).

Chiropratica e altri trattamenti di manipolazione della colonna vertebrale sono scelti da quasi 7 milioni di pazienti (lo shiatsu, per esempio, è preferito dal 3% degli "utenti dei massaggi"). Infine i fiori di Bach, rimedi dolci in grande ascesa che promettono di curare le emozioni: li usa il 3% di chi sceglie una medicina alternativa come terapia. Con una particolarità: si tratta di un paziente che non ha più di 24 anni

(FONTE: INDAGINE NAZIONALE FORMAT PER SALUTE)

(su Panorama, 04.10.2005)

   
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