Scuola di Medicina Omeopatica di Verona
 
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Ultimo Aggiornamento: 05.09.2005

28.08.2005

Il Mattino di Napoli del 28-8-05

FEDERICO UNGARO
È ancora polemica tra la medicina ufficiale e l'omeopatia.
Sulle pagine della rivista inglese Lancet, alcuni ricercatori dell'Università svizzera di Berna hanno infatti pubblicato un articolo che suona come una condanna per la medicina omeopatica. «Le prove di uno specifico effetto clinico dei rimedi omeopatici sono deboli», scrive il coordinatore Matthias Egger secondo cui non ci sono differenze tra gli effetti del placebo, le pillole di zucchero colorato usate nelle sperimentazioni mediche, e le medicine omeopatiche. Le conclusioni dello scienziato svizzero si basano sul confronto di 110 studi condotti con l'uso di medicine convenzionali e placebo e altrettanti condotti con l'uso di rimedi omeopatici e placebo. Negli studi che avevano coinvolto più pazienti, non erano emersi dati tali da far considerare l'omeopatia diversa dal placebo. «Crediamo di aver dimostrato che gli effetti terapeutici attribuiti all'omeopatia dipendano invece dall'effetto placebo», conclude il ricercatore. Una conclusione che ha subito scatenato una polemica, alimentata anche dal fatto che nel nostro paese sono circa 11 milioni le persone che fanno ricorso all'omeopatia. Il farmacologo Silvio Garattini si è schierato a fianco di Egger sottolineando che si tratta dell'ennesima prova dell'inefficacia dell'omeopatia. Ma i medici omeopati italiani non ci stanno. «Dire che l'omeopatia non ha effetto è come negare la realtà: ci sono studi che dimostrano che l'80% dei pazienti ottiene benefici dai nostri farmaci», tuona Andrea Valeri, responsabile della ricerca clinica della Simo, la Società italiana di medicina omeopatica. Sulla stessa lunghezza d'onda Andreina Fossati della Federazione italiana dei medici omeopati (Fiamo) della Campania. «Non pensiamo che l'omeopatia sia onnipotente, ma ci sono effetti evidenti e innegabili che in molti casi sono superiori a quelli dei farmaci convenzionali. Spesso l'omeopatia può curare da sola una patologia, in qualche altro caso può essere combinata alla pratica convenzionale. Purtroppo ancora oggi il mondo accademico non è pronto a capire quello che va al di là della medicina consolidata e ufficiale. A differenza dei pazienti»

(su Il Mattino di Napoli, 28.08.2005)

   
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