Scuola di Medicina Omeopatica di Verona
 
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Ultimo Aggiornamento: 25.10.2005

25.10.2005

L'omeopata: "Il successo dei nostri rimedi è inconfutabile"

"Andiamo sul certo: guardiamo alla soddisfazione dei pazienti. Non penso che siamo così bravi da menare per il naso milioni di persone". Ad affermarlo è Gennaro Muscari Tomaioli, medico omeopata con studio a Mestre e responsabile degli ambulatori di omeopatia degli ospedali di Mestre e di Mirano, ma soprattutto uno dei più titolati rappresentanti, in Italia, di questa branca della medicina alternativa. Se "The Lancet" accusa gli omeopati di somministrare agli ammalati nulla più che acqua fresca, Muscari Tomaioli è pronto a ribadire tutto il valore dei rimedi omeopatici. Purché si mutino le prospettive. Purché si guardi agli effetti più che alle cause.

Dott. Muscari Tomaioli, la cosa che genera più perplessità è che il rimedio omeopatico non contenga neanche una molecola del principio attivo da cui è tratto. Insomma: alla fine si assume solo acqua?

E' vero che nel farmaco finito non si trovano più molecole del principio attivo. Ma qui ci soccorre la fisica quantistica, che spiega l'esistenza, nel rimedio omeopatico, di un'altra energia. La fisica quantistica dice che si tratta di elettromagnetismo, cioè di energie subliminali, sotto il limite, che però hanno effetto. Questa è una risposta, ma la medicina "ufficiale" non vuole tenerne conto.

Che significa elettromagnetismo nel farmaco omeopatico?

Ogni organismo ha una propria lunghezza d'onda, una propria elettricità interna, un proprio elettromagnetismo. Si può paragonare ad una radio, che è sensibile ad una certa lunghezza d'onda, cioè vibra, entra in risonanza - e perciò fa bella musica - se ci si sintonizza sulla lunghezza d'onda giusta. Così l'organismo di ciascuno di noi: vibra se raggiunto da una certa lunghezza d'onda, quella giusta.

Lei però parla di energia subliminale, sotto il limite. Ciò significa che l'energia elettromagnetica che sarebbe contenuta nel farmaco omeopatico non è misurabile. Cioè siamo ancora nel campo delle ipotesi, no?

Siamo nel campo delle ipotesi, dal punto di vista scientifico, ma gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Il fatto è che la scienza pensa di avere in mano tutte le risposte, ma non siamo ancora in grado di misurare, come vorremmo fare, la potenza di un rimedio omeopatico.

C'è un famoso esperimento, quello dell'immunologo francesce Benveniste, che avrebbe dimostrato, secondo criteri di scientificità, la "memoria dell'acqua", cioè l'efficacia del rimedio omeopatico nonostante l'immensa diluizione del principio attivo. Però ogni tentativo di ripetere l'esperimento di Benveniste è stato un insuccesso...

Non è vero. Almeno due lavori fatti in Italia l'hanno ripetuto con successo. Però non sono mai stati accettati dalla comunità scientifica e quindi non sono stati pubblicati. L'accedere a certe riviste non è da tutti.

Perché?

Queste riviste si reggono su equilibri economici. Gli interessi in gioco sono elevatissimi. Le case farmaceutiche, nonostante la crisi generalizzata, sono in attivo. In questi anni hanno aumentato i loro fatturati e guadagni. D'altronde la prima spesa di qualsiasi Stato civile è la sanità. Perciò c'è un giro di denaro enorme. Quindi non si può facilmente cambiare le cose in breve tempo.

Insomma, ci sarebbero delle lobbye...

...che per ora difendono i loro interessi.

Resta però che finora abbiamo parlato di ipotesi...

Andiamo allora sul certo: la soddisfazione dei pazienti. Non penso che siamo così bravi da menare per il naso milioni di persone. Ci sono associazioni e istituzioni molto serie che hanno fatto studi accurati su tutto ciò. Altroconsumo, per esempio, ha fatto un'inchiesta sulla soddisfazione dei pazienti trattati con l'omeopatia. E la soddisfazione è elevatissima: si arriva quasi all'80%. Si tratta di cifre molto più alte della medicina ufficiale. Questo è un metodo empirico, ma certo, per arrivare a dire che l'omeopatia funziona. Non si può parlare di placebo a questi livelli di soddisfazione.

Dipende però da come vengono fatte le rilevazioni. Lo studio pubblicato da The Lancet non parla di successi del genere, ma di assimilabilità all'effetto placebo, e di percentuali di successo molto inferiori alla medicina tradizionale...

Ma come si fa a parlare di effetto placebo? Noi trattiamo i neonati: come si fa a parlare di placebo di fronte alla guarigione di un neonato? E trattiamo gli allevamenti di animali, anche migliaia di capi contemporaneamente. Non mi si può dire che un bravo commerciante, un allevatore con la testa sulle spalle, che ha investito milioni di euro, si affida ad un omeopata per trattare i suoi capi di bestiame. Eppure succede tutti i giorni. E con successo. Questa è già la prova, e non si può parlare di effetto placebo di fronte alla buona salute di 10.000 polli o bovini.

Sta di fatto, però, che i ricercatori svizzeri hanno comparato i risultati di 110 trattamenti omeopatici con altrettante somministrazioni di farmaci convenzionali, in situazioni molto diverse, dalle affezioni respiratorie alla chirurgia. E danno per vincente la medicina tradizionale, non certo quella omeopatica...

Ma loro usano una metodologia che non è applicabile all'omeopatia. Proprio perché ogni persona ha una sua lunghezza d'onda e risponde ad un solo rimedio. Di fronte a dieci cefalee apparentemente simili, noi invece sappiamo che non sono simili, perché ogni persona ha una sua sofferenza e reagisce in maniera diversa alla stessa patologia. A queste dieci persone noi diamo dieci rimedi diversi. Loro invece hanno usato un solo rimedio omeopatico uguale per tutti: è chiaro che non darà gli stessi effetti. Su qualcuno potrà andare bene, su altri no. E allora per forza l'omeopatia pareggia il placebo. Ma date a noi questi dieci pazienti, e noi usiamo la nostra metodologia. Faremo una ricerca personalizzata su ogni paziente e gli daremo il suo rimedio, e allora arriveremo all'80% di guarigioni.

Se non sbaglio, però, questa metodologia va contro i criteri della validazione scientifica dei farmaci, e influenza i risultati...

Guardi, noi abbiamo fatto, proprio nei giorni scorsi, una proposta al ministro della Salute Storace. Gli abbiamo detto: facciamo una commissione mista di medici omeopati e "ufficiali" e iniziamo una sperimentazione, ma secondo i nostri criteri, non secondo i criteri della medicina ufficiale. Quindi dando un rimedio singolo per ogni persona, non uno uguale per tutti. Applicare il paradigma "ufficiale" su una terapia così soggettiva e personalizzata è impossibile.

Giorgiio Malavasi

 

GV, 25.10.2005
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