| 25.04.2004
In relazione alla presa di posizione del Comitato di Bioetica riguardo
al progetto di legge Lucchese sulle Medicine non Convenzionali
Milano, 25 aprile 2004
Vi scrivo in relazione alla presa di posizione del Comitato di Bioetica
riguardo al progetto di legge Lucchese sulle Medicine non Convenzionali.
L’OMS con la risoluzione WHA56.31 del 28 maggio 2003 spinge gli
stati membri a formulare e implementare politiche e regolamenti nazionali
nel campo delle MNC.
Il Comitato di Bioetica in Italia, esprimendo la sua valutazione sul
testo di legge che si propone di rispondere a questa sollecitazione
dell’OMS, definisce “discutibile” il principio, sancito
nel testo di legge in esame, del pluralismo scientifico, chiedendo
tra l’altro che non si apra l’Università all’insegnamento
di medicine quali l’omeopatia.
Senza volersi soffermare sull’opportunità di una simile
valutazione in quella sede, lascia veramente sconcertati la violenza
e il dogmatismo di una simile affermazione.
Questa è la risposta che viene data alla richiesta, da parte
della Società, di una nuova cultura della cura, in cui i mezzi
tecnologici non siano l’unico parametro riconosciuto.
Milioni di cittadini, con la scelta di rivolgersi alle medicine non
convenzionali, stanno affermando a gran voce che vogliono essere considerati
dai loro medici non solo un insieme di molecole e di reazioni biochimiche,
ma anche e soprattutto degli esseri umani.
Dicono di volere che i medici che li prendono in cura studino nelle
loro facoltà anche delle discipline che mettano l’uomo
nella sua totalità al centro della visione medica, e ricordano
a chi li cura che esistono anche le scienze umane, e che queste devono
far parte del bagaglio dei loro medici.
I cittadini chiedono che si torni a considerare il fattore umano in
medicina, senza atteggiamenti arroganti e violenti.
I cittadini rivolgendosi alle medicine non convenzionali rifiutano
lo spacciare per scientifico quello che è manipolato e condizionato
da interessi economici, chiedono che i criteri di scelta nelle politiche
sanitarie siano trasparenti.
E comunque, molto semplicemente, con la forza dei numeri, essi danno
alle medicine non convenzionali un peso che ha il valore di un grande
studio clinico.
Non è questa la sede per rivendicare il razionale scientifico
dell’omeopatia: ancora recentemente Repubblica ha ospitato un
esauriente dossier del Prof. Bellavite al riguardo. Voglio solo sottolineare
come il processo di integrazione di diversi modelli in medicina, perché di
questo alla fin fine si tratta, sia un contributo di arricchimento
per tutti. Noi, medici non convenzionali, stiamo facendo il nostro
sforzo, adottando un linguaggio condivisibile che permetta un confronto,
ma il percorso deve venire anche dall’altra parte, dove invece
continuiamo a veder innalzare steccati: questo intendiamo quando parliamo
di medicine complementari, cioè di medicine la cui diversa visione
dell’uomo concorre a una comprensione più completa della
salute e della malattia.
Cordiamente,
dott.ssa Antonella Ronchi,
Presidente della Federazione italiana delle Associazioni e dei Medici
Omeopatici- FIAMO
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