Scuola di Medicina Omeopatica di Verona
 
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Ultimo Aggiornamento: 05.09.2005

26.08.2005

UN FARMACOLOGO AFFERMA: CHI CRITICA LA VALIDITÀ SCIENTIFICA DELL'OMEOPATIA DIMOSTRA SOLO LA SUA IGNORANZA

Egregio Direttore,

ho letto il recente articolo di Luigi Ripamonti che Lei ha pubblicato il
26.8.05 sul Suo quotidiano.

Dato che come farmacologo è stato intervistato il Prof. Silvio Garattini,
che da sempre critica aprioristicamente l'omeopatia senza però aver mai
dimostrato scientificamente le sue personali ideologie né con studi clinici
né con studi sperimentali (sicuramente per mancanza di tempo, dato che non
possiamo essere brillanti su tutti i fronti), anch'io, come farmacologo, mi
permetto di sottoporLe alcuni dati concreti della letteratura scientifica
internazionale.

Per quanto riguarda lo studio pubblicato sul "The Lancet", va detto che
analisi di quel tipo fatte a tavolino sono di scarsa importanza scientifica,
perché non affrontano il nucleo centrale del problema e cioè che il
trattamento omeopatico va personalizzato. Prima di fare un confronto tra
omeopatia e farmacoterapia, dovremmo chiarire cosa vogliamo curare: l'
omeopatia vuole riportare alla salute tutta la persona (intesa come unità
psico-fisica unica e irripetibile e in stretta relazione con l'ambiente in
cui vive), mentre la farmacoterapia si limita solo a sopprimere la
sintomatologia ritenuta sgradevole della persona (come farmacologo, le posso
assicurare che non esiste un farmaco dotato di azione eziologica!).

E' palese che, proprio perché la persona non è fatta solo di cellule o di
puro corpo, dietro una patologia organica umana si può celare tutto un
intreccio di condizioni e situazioni che, specialmente oggi, coinvolgono la
psiche, l'ambiente familiare, sociale e lavorativo, le ideologie, la
spiritualità dell'individuo, ecc. Diversamente dal farmaco, nell'uomo, il
rimedio omeopatico deve essere scelto tenendo presente tutto questo,
altrimenti non si può dire che la terapia sia stata personalizzata e quindi,
mancando questo, che è uno dei pilastri portanti della metodologia
omeopatica, il trattamento non è "omeopatico alla persona" e l'effetto
finale può mancare. Infatti, a differenza dei farmaci convenzionali, gli
effetti terapeutici di un'alta potenza omeopatica dipendono non dall'
eliminazione dei sintomi comuni di una particolare malattia, ma dalla cura
della totalità e della individualità dei sintomi di un particolare paziente.
Perciò, i trial clinici possono dare risultati positivi solo se l'obiettivo
è quello di vedere se la totalità delle condizioni patologiche di un certo
paziente, qualunque nome abbia la patologia che lo affligge, viene curata da
una particolare alta diluizione omeopatica.

Il problema è talmente complesso che richiederebbe uno spazio maggiore,
comunque, anche a prescindere da questo punto, oggi sappiamo che chi dice
che un medicamento omeopatico (che supera il numero di Avogadro, cioè oltre
la 12ch) è placebo, dimostra solo la sua profonda ignoranza scientifica,
perché a tale riguardo abbiamo già una vasta bibliografia.

Medicamenti in elevate diluizioni sono stati usati in campo umano per due
secoli ed è puerile pensare che milioni di persone siano state plagiate da
migliaia di medici in tutto il mondo per più di 200 anni e che tutte le
guarigioni avvenute siano etichettabili come "casi fortuiti". Comunque,
recentemente, sono state fatte molte sperimentazioni su animali, vegetali e
tessuti organici isolati che confermano gli effetti terapeutici ed escludono
ogni effetto placebo (sempre che i medici omeopati non siano "casualmente"
tutti così bravi da riuscire a plagiare persone, animali, piante e tessuti
in vitro).

Gli animali sono stati i primi ad essere stati testati.

Il principio base delle sperimentazioni animali è quello di indurre una
malattia in modo non naturale e testare su di essa appropriati rimedi.
Alcuni modelli come la catalessi e il riflesso di raddrizzamento sono
modelli che non implicano sacrificio di animali e che possono essere
facilmente usati per testare di effetti biologici dei medicamenti
dinamizzati. Con uno di questi test, ad esempio, è stato dimostrato che Nux
vomica 30ch è efficace a contrastare l'effetto anti-ipnotico dell'alcool nel
topo albino e che la soluzione omeopatica più efficace è quella in soluzione
idroalcolica, mentre la Nux vomica preparata in etanolo puro o in acqua pura
perdeva questa capacità (Br Hom J 88: 58-61; 1999). Questo esperimento
mostra che l'etanolo in fase acquosa è il mezzo migliore per la preparazione
di una efficace potenza omeopatica.

Nei rospi adulti della specie Bufo melanosticus, il prodotto omeopatico Nux
vomica 200ch e 1000ch somministrato per os 6 ore prima di ricevere una
iniezione di etanolo 25% (8 g/kg i.p.) permetteva il recupero del riflesso
di raddrizzamento (causato dall'addormentamento indotto dall'etanolo) più
velocemente rispetto ai controlli (Environ Ecol 18: 972-975; 2000).

Molto illuminanti sono stati anche gli studi elettrofisiologici in vivo, che
hanno dimostrato che Nux vomica 30ch ha aumentato l'attività dei neuroni
ipotalamici laterali nei ratti alcolisti, mentre acqua distillata, Nux
vomica TM ed etanolo 20% l'hanno ridotta (Proc Zool Soc, Calcutta 45 ( Suppl
A): 31 1-3 14; 1992).

Natrum muriaticum 30ch e 200ch, applicati sulla lingua di ratti albini
tenuti a dieta ipersalina, hanno prodotto effetti inibitori sui neuroni
ipotalamici laterali (p<0,05). Al contrario, l'acqua distillata ha mostrato
un effetto eccitatore sugli stessi neuroni (First International Congress:
The Homoeopathic Medicine in Europe 1993. Physicochemical-Biological and
Clinirul Research. University of Urbino (PS), Italy, Sept 24-27, 1992, pag.
9-10; 1992).

Phosphorus 200ch ha prodotto effetti inibitori sui neuroni ipotalamici di
ratti che avevano ricevuto Natrum muriaticum 30ch (una dose al giorno per 18
giorni), mentre anche in questi casi l'acqua distillata ha prodotto effetti
eccitatori (In: High dilution effects on cells and integrated systems. C
Taddei-Ferretti and P Marotta (Fda). World Scientific, Singapore, pag.
263-266, 1998). Questi ultimi due esperimenti sono stati condotti sia in un
laboratorio indiano (Visva-Baharati), sia nel laboratorio dell'Institute of
Higher Nervous Activity dell'Università di Leningrado.

Restando sempre nel campo dell'elettrofisiologia, senta cosa hanno fatto dei
ricercatori e mi dica se un uomo di Scienza può permettersi di affermare.
Nel nome della Scienza, che i medicamenti omeopatici sono placebo. Garattini
e Colleghi che "sanno di sapere" certamente non conoscono queste ricerche,
ma, se volessero, come le ho trovate io potrebbero trovarle anche loro . se
non fosse più comodo e vantaggioso, oggi, negarle aprioristicamente.

Un esperimento molto interessante è stato quello eseguito su gatti
anestetizzati ai quali veniva registrata l'attività elettrica di singole
unità nervose dai neuroni cerebrali ipotalamici laterali. Dopo una
registrazione delle attività di fondo per 10 minuti, veniva data all'animale
dell'acqua pura e veniva registrata l'attività neuronale per altri 10
minuti; poi veniva dato un rimedio omeopatico per bocca e si registrava l'
attività neuronale per 15-20 minuti; si ripeteva ancora una volta la dose
omeopatica e poi di nuovo la registrazione. E' risultato che Arnica montana
30ch ha prodotto una significativa riduzione della frequenza di scarica di 5
neuroni: effetto manifestatosi con una latenza di 0,5-60 minuti e durato
1,5-7 minuti. Hypericum perforatum 200ch ha prodotto un calo nella frequenza
di scarica in quasi tutti i neuroni (eccetto uno): effetto manifestatosi con
una latenza tra 10 secondi e 6 minuti e durato 3-14 minuti. Arsenicum album
30ch ha prodotto un istantaneo aumento nella frequenza di scarica di 5
neuroni: effetto manifestatosi con una latenza di 1-60 secondi e durato solo
50-60 secondi. In un neurone tale rimedio ha prodotto un calo nella
frequenza di scarica dopo la seconda applicazione (effetto manifestatosi con
una latenza di 1 minuto e durato 30 secondi). Un neurone non ha risposto ad
Arsenicum album 30ch (Indian Biologist 23: 17-21; 1991).

A conferma di questi dati, gli stessi Autori hanno eseguito un altro
esperimento sui neuroni corticali dell'area frontale media di ratto
dimostrando che Arnica montana 30ch e Hypericum perforatum 200ch hanno
prodotto un calo nella frequenza di scarica dei neuroni e l'effetto è durato
più di 20 minuti (con una latenza che andava da pochi secondi fino a 6
minuti), mentre anche qui Arsenicum album 30ch ha prodotto un marcato
aumento nella frequenza di scarica in tutti i neuroni entro 1 secondo e l'
effetto è durato 20 secondi. In tutti i casi le soluzioni di controllo non
hanno mostrato alcun cambiamento nella frequenza di scarica (Indian
Biologist 23: 17-21; 1991).

I risultati degli esperimenti elettrofisiologici indicano che i neuroni
ipotalamici e corticali giocano un importante ruolo nel mediare l'azione
terapeutica dei rimedi omeopatici dinamizzati. Se l'attività elettrica dei
neuroni ipotalamici va incontro a cambiamenti dovuti all'applicazione di una
potenza omeopatica, è probabile che anche la trasmissione sinaptica a
livello vada incontro a qualche cambiamento. E' quanto è stato osservato in
un esperimento condotto nel laboratorio di neuroscienze e nel dipartimento
di Medical Anatomy della Texas A&M University (USA).

Agaricus muscarius 12ch, somministrato per via orale al topo, ha aumentato
in modo statisticamente significativo (p<0,05) i livelli di acido
diidrossifenilacetico (un metabolita della dopamina) e di acido
5-idrossiindolacetico (metabolita della serotonina) nell'ipotalamo del topo,
indicando che in questi casi si verifica un aumento della trasmissione
neuronale nelle aree dopaminergiche e serotoninergiche del sistema nervoso
(Sci. Cult. 1990;56:134-135; 1990).

Questi risultati suggeriscono che, a seguito dell'applicazione orale di
Agaricus muscarius dinamizzato, hanno luogo degli aumenti nella trasmissione
dei neuroni dopaminergici e serotoninergici nell'ipotalamo e che quest'
ultimo gioca un importante ruolo nell'iniziare e mediare l'azione di una
potenza omeopatica.

Oltre a questi studi elettrofisiologici, sono disponibili anche studi di
tossicologia, endocrinologia, immunologia e di parassitologia. Ne cito solo
alcuni tratti dalla ricca bibliografia disponibile.

Microdosi di Arsenico hanno facilitato l'escrezione dello stesso metallo
nelle urine e nelle feci di ratto (Human Toxicol 6: 315-320; 1987).

Dosi omeopatiche di Caulophyllum, somministrato a maiali di allevamenti, ha
prevenuto la morte precoce del feto (Br Hom J 73: 142-143; 1984).

Alte diluizioni di sostanze endogene come la Timulina, un ormone estratto
dal timo, e la Bursina, estratta dalla borsa di Fabrizio dell'uccello, hanno
prodotto immunomodulazione rispettivamente nel topo e nei polli
borsectomizzati (In: High dilution effects on cells and integrated systems.
C Taddei-Ferretti, P Marotta. (Eds). World Scientific, Singapore, pag.
165-175; 1998).

Alte diluizioni di Silicea hanno accelerato la guarigione su modelli
sperimentali di lesioni da perforazione dell'orecchio del topo (In: High
diution effects on cells and integrated systems. C Taddei Ferretti and P
Marotta (Eds). World Scientific, Singapore, pag. 176-183, 1998).

Le preparazioni di Cina TM, Cina 200ch e Cina 1000ch hanno ridotto la
microfilariasi nei cani del 78,38%, 63,06% e 71,40%, rispettivamente (Jpn J
Trop Med Hyg 27: 477-481; 1999).

Cina 1000ch, Calcarea fluorica 100.000ch e Thuja occidentalis 100.000ch
hanno ridotto l'infezione da Trichinella spiralis nel topo albino (West
Bengal, India, pag. 109, 1997). Cina 30ch ha anche ridotto l'infezione da
Dirofilaria immitis nei cani fino ad un massimo del 93%. Va detto che le
alte diluizioni non hanno ucciso i nematodi in modo diretto, ma hanno
raggiunto lo stesso obiettivo probabilmente stimolando il sistema
immunitario degli animali trattati che, grazie allo stimolo omeopatico,
diventano ora capaci di difendersi da soli.

Ultimamente, inoltre, stanno proliferando anche le sperimentazioni di
medicamenti omeopatici per la cura delle patologie botaniche.

Arsenicum album 199ch e Kali iodatum 200ch hanno ridotto la degenerazione
dei frutti del guava e del mango (Experientia 34: 1167-1168; 1978).

Cina 1000ch, applicato con uno spray fogliare, ha ridotto la malattia
parassitaria delle radici delle piante, causata da nematodi. Lo stesso
rimedio ha aumentato la difesa naturale nelle piante e ha quindi ridotto l'
infezione da parassita. Quest'ultimo esperimento è stato ripetuto due volte
(Environ Ecol 17: 269-273; 1999).

Kolisko (ancora nel 1926), osservò un aumento di crescita germinativa dei
semi che avevano ricevuto diluizioni omeopatiche di nitrato d'argento
(Argentum nitricum). L'esperimento fu ripetuto da Pelikan e Hunger (In:
Ultra High Dilution Physiology andPhysics. PC Endler and J Schulte (Eds).
Kluwer Academic Publisher, London, pag. 223-227, 1994) usando Argentum
nitricum 8x e 19x. Pongratz ed Endler (In: Ultra high dilution physiology
and physics. PC Endler and J Schulte (Eds). Kluwer Academic Publisher,
London, pag. 19-26, 1994) hanno usato Argentum nitricum 24x, 25x e 26x per
la germinazione di semi di grano e confermato i risultati ottenuti dagli
Autori precedenti. Parecchi effetti di rimedi omeopatici su piante sono
stati riportati da altri Autori (Boiron e Zervouacki, 1962; Boiron e Marin,
1971; Auquiere et al., 1981 e 1982; Jones e Jenkins 1981 e 1983; Dutta,
1989; Bornoroni, 1992; Brizzi et al., 2000).

In accordo con questi risultati, c'è anche un elegante e recente studio di
una ricercatrice italiana dell'università di Bologna (Homeopathy 92:
195-202; 2003) che ha osservato che l'Arsenico triossido altamente diluito e
dinamizzato induce l'aumento di resistenza nelle piante di tabacco al virus
del mosaico del tabacco (TMV).

Non potevano mancare però i test di laboratorio condotti in vitro su organi
isolati, colture cellulari e macromolecole proteiche.

Mercurius corrosivus 30ch e Mercurius iodatus 30ch hanno aumentato l'
attività di un enzima idrolitico in vitro (Homeopathy 91: 217-220; 2002).

Zincum metallicum 6ch ha modulato il rilascio di istamina dalle mastcellule
stimolate di ratto (Experientia 44: 761-762; 1988).

Silicea 6ch e 10ch ha stimolato il rilascio di PAF (platelet-activating
factor) da macrofagi peritoneali di topo (Eur J Pharmacol 135: 313-319;
1987).

Alte diluizioni di Apis mellifica e di istamina hanno influenzato la
degranulazione dei basofili umani (Br J Am Pharmacol 25: 439-444; 1988).
Alte diluizioni di anticorpi anti-IgE hanno dimostrato la capacità di
stimolare la degranulazione dei basofili umani in vitro (Nature 333:
816-818; 1988). Questo lavoro del famoso gruppo di Benveniste, pubblicato
sulla rivista Nature, generò notevoli controversie tra gli scienziati. Però,
Belon et al. (Inflammation Research 48: 17-18; 1999) hanno dimostrato anch'
essi l'effetto inibitorio di alte diluizioni di istamina sulla
degranulazione dei basofili umani e, recentemente, il figlio del Prof.
Benveniste ha pubblicato un libro-documento che dimostra gli intrighi di
potere che hanno voluto bloccare e infangare il nome dell'illustre
scienziato da poco improvvisamente deceduto.

Alte diluizioni di farmaci hanno mostrato effetti positivi sui microsomi di
fegato di ratto (Berlin J Res Hom 1: 69-76; 1990).

Cristea (In: High dilution effects on cells and integrated systems. C
Taddei-Ferretti and P Marotta (Eds). World Scientific, Singapore, pag.
200-207; 1998) ha impiegato una tecnica farmacologica classica per valutare
l'efficacia della Belladonna dinamizzata. Il principale alcaloide della
tintura madre di Belladonna è l'atropina, che funge da antagonista del
neurotrasmettitore acetilcolina. Alte diluizioni crescenti di Belladonna,
fino alla 200ch, furono applicate al duodeno isolato di ratto ottenendo un
effetto bidirezionale e multifasico.

Bastide e Boudard (In: High dilution effects on cells and integrated
systems. C Taddei-Ferretti, P Marotta. (Eds). World Scientific, Singapore,
pag. 165-175; 1998) hanno riportato effetti immunomodulatori di alte
diluizioni di sostanze endogene come timulina, bursina e citochine su topi e
uccelli. Questi esperimenti furono condotti in vitro, in vivo ed ex vivo.

Duranti gli studi di Medicina mi dicevano che l'omeopatia è placebo e io
credevo ai miei professori universitari, ma poi ho pensato che non era
onesto chiacchierare per sentito dire e ho voluto cercare da solo la Verità,
una Verità che, anche dopo 200 anni, ai più è ancora nascosta.

Per quanto riguarda i 50.000 euro, vorrei sapere chi li pagherà e quale
istituto universitario metterà a disposizione il proprio laboratorio
affinché gli omeopati possano organizzare la sperimentazione (ripetendo ad
esempio una qualsiasi di quelle appena citate).

Cordiali saluti
Dr. Roberto Gava
Farmacologo e Tossicologo

Padova, 26.8.2005, Lettera al Corriere della Sera

   
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