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Psicometria vincente per gli italiani 'omeopatizzati'
05/05/2010 ::
Chiarimenti sul farmaco omeopatico veterinario
05/05/2010 ::
Farmaco omeopatico veterinario: diritto a prima scelta
27/03/2010 ::
Lutto nell'Omeopatia: muore a 102 anni Antonio Negro, il padre dell’omeopatia italiana
26/02/2010 ::
FNOVI incontra il Ministero della Salute
25/12/2009 ::
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23/07/2009 ::
Vaccinazione contro A/H1N1 non è necessaria
16/04/2009 ::
Oncologia e Omeopatia: molti malati la usano senza dirlo al Medico.
16/04/2009 ::
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L'Omeopatia diventa "ufficiale"
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Audizione presso XII Commissione Igiene e Sanità del Senato
19/02/2009 ::
Lo Status giuridico delle MNC
24/01/2009 ::
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19/01/2009 ::
Medicina Alternativa: l'esperto, usata da 23% Italiani con risparmi SSN per 40 MLN
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COSMO - Centro Omeopatico per lo Studio delle Malattie Oncologiche
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Opinioni a confronto: Dr. Macrì - D.ssa Pomposelli
Gentile Dottor Macrì,
è sempre un piacere potersi confrontare schiettamente. La ringrazio per aver accettato l'invito a partecipare al seminariodi sabato 23 febbraio 2007 Sarà finalmente una opportunità per tutti.
Le do atto che la divergenza che esiste tra omeopatia clinica e omeopatia classica è profonda... e il risentimento che lei legge sia nella mia analisi che nelle risposte di altri colleghi è forte.
Vede Dottor Macrì lei ha toccato il nostro nervo scoperto.La lacerazione interna di noi omeopati classici tra la necessaria scelta di aderire all' Organon ed il confronto negato per la continua irragionevole pretesa da parte della medicina ufficiale di scegliere di soffermarsi su una ipotesi ossessiva di efficacia e di pseudo risultati. Noi vogliamo un confronto a pari dignità a partire dall'accettazione che i paradigmi dei nostri approcci terapeutici siano diversi, ma non incompatibili.
A chi serve validare la molecola farmacologica e la sua ripetibilità? Perche non è concepibile la validazione del metodo e della sua ripetibilità? La questione per me è: qual'è l'andamento della direzione dello stato di salute del paziente? In ultima analisi l'aumento disastroso dei pazienti con problematiche croniche e complicate ci riguarda? Di quale e quanta responsabilità siamo disposti ad assumercene?
Il problema che lei pone tra validazione interna/esterna, personalmente lo porrei in questi termini: fin dove sia lecito e di quanto per l"'interno", rinunciare al rispetto del proprio paradigma,per avere una validazione esterna misurata con un paradigma altro? qual' è la misura e l'unità di misura che esprime con maggiore precisione e trasparenza ciò che noi omeopati percepiamo con i sensi e validiamo con gli esami strumentali e di laboratorio?
E' scientifico, etico, chiamare omeopatia clinica l'utilizzo di preparati complessi mai sperimentati sull'uomo sano? Dov'e l'applicazione della Legge di Similitudine? Quale effimero interesse va rincorrendo la medicina ufficiale? A quale confronto si apre?
Ho incontrato personalmente la Dott.ssa Jacobs nel 2001, abbiamo discusso non poco di quando sia indispensabile anche nelle malattie acute, come la diarrea che esprime come una epidemia il genio del rimedio, ricorrere comunque al rimedio costituzionale, altrimenti le recidive sono impossibili da curare. Di quanto il know-how proprio dell'omeopata classico ponga diagnosi di rimedio oltre che diagnosi nosologica e dia la direzione alla prescrizione e alla "guarigione"del paziente...ma questa modalità non è funzionale alla ripetibilità del farmaco...se il farmaco prescritto in 1a istanza, alla 2a, 3a recidiva non è più efficace, siamo obbligati ad accedere alla prescrizione unicista se siamo interessati alla guarigione del paziente.Se invece ci limitiamo alla valutazione periferica , senza alcuna osservazione di che cosa stiamo sopprimendo nel paziente e in quale altro organo e apparato la ridotta energia vitale si esprime....abbiamo rinunciato ad applicare il paradigma proprio dell'omeopatia .
Il compito che spetta alla nostra generazione di omeopati, è di scrivere le regole di misurazione di ciò che pratichiamo nel rispetto del nostro paradigma, là dove sia possibile è bene trovare sempre dei punti di convergenza con le misure proprie dell'allopatia,ma dove non venga rispettato il modello omeopatico, è doveroso riflettere e scrivere e sancire le misure specifiche.
La saluto molto cordialmente le chiedo se posso mettere sul sito della Scuola di Verona la sua risposta...considero questo scambio utile per tutti e motivo di riflessione sui compiti che non possiamo eludere...tuttavia non lo considerasse opportuno, d'accordo.
A presto,
Raffaella Pomposelli
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